dove la mappa non è il territorio

Ultima

sonnolenza

gatto animazioneviviamo uno stato di soporifero di torpore. non riusciamo a cogliere l’urgenza né ad agire di riflesso

se ci scandalizziamo è per poco, è una sorta di immagine staccata da noi prontamente dissolta nell’aree

il medico non coglie l’urgenza di salvare delle vite

il professore non coglie l’importanza di allevare generazioni consapevoli

l’ingegnere non coglie l’assolutezza di costruire con coscienza

il giudice non coglie la responsabilità del giudizio equo

il politico non coglie l’impotenza del bene comune

nessuno coglie la fragilità della vita umana e nello stesso tempo la sua esclusività

un tempo dilatato fa pensare di averne tanto a disposizione

un tempo reiterato fino alla nausea fa pensare che nulla ha più importanza, né la vita, né la morte

né la vita da la scossa

né la morte

è tutto normale. tutto infinito nell’ammasso dei dormienti

folla di insipienti

spenti

svegli per finta

paurosi per sintesi

democratici per procura

vivi per interposta persona: la tecnologia

competenti per dettato

esperti di mimesi

folli per simulate spoglie

nel buco nero in cui ci siamo persi

neanche l’isis ci salverà.

 

gattozu0

se finisce la guerra, finisce la pace

gattocammina       mi prenderò cura di voi…..

avrò a cuore il vostro destino…..

Oggi. Si prega e si fa telecronaca. Il papa e altri suoi pari dettano il tempo delle preghiere nelle varie religioni. Tiziana Ferrario fa la cronaca con voce compunta e contrita: è l’occasione che lo richiede. Visita e commemorazione al museo, l’ennesimo, dove minuti ricordi e resti umani e umane miserie e lacrime e indecenza si sono confusi.

A me viene l’ansia, un panico credo, mi manca l’aria e il respiro e non per emulare quei poveracci che tra il fumo e le fiamme devono aver provato allo stremo la stessa sensazione ma solo per il pensiero che un paese di 3.000 abitanti sia potuto essere vittima, non del caso, del destino, di un accidente naturale o di un’epidemia,  ma sia stato invece raso al suolo da una catena di consapevole e scientifico cinismo. Solo per il pensiero che è l’ennesima volta che qualcuno, da qualche parte crede davvero che dio l’ha creato a sua immagine, somiglianza e licenza di uccidere. Creare occasioni per uccidere, perché è di questo che si tratta.

Oggi si prega. E si commemora. Voci affrante e cuori in pace. Qui, perché la televisione ha reso il mondo piccolo. E a Ground Zero.

gatto animato

Da qualche altra parte invece si bevono coktail a bordo piscina, si discute dell’ultimo stallone, dei suoi guadagni; si accavallano gambe, si guarda il cronometro; si commentano le ultime sfilate, si progetta il prossimo pernottamento a Dubai; si critica un colore di tailleur, un pelo di pelliccia; si bisbigliano quotazioni e scappatelle. Si ride anche un po’ delle gaffe dei politici e molto delle loro facce.

Delle persone di cui si giocano i destini, questa gente non sa nulla, né le facce, nè gli odori né la storia, eppure dispongono delle loro vite in massa, decidono cosa, fatalmente, è un male necessario.

I bracconieri delle omissioni, quelli che se finisce la guerra gli finisce la pace.gattozu0

San Salvo e …..lasciateci tranquilli

il comune di San Salvo è un comune in provincia di Chieti che ho avuto modo di visitare per motivi di lavoro. Perdendomi tra le sue viuzze ho avuto modo di notare il profluvio di vicoli intitolati a Garibaldi e ai Savoia…sapete come si fa no? Si numerano i vicoli e si aggiunge sempre lo stesso nome: denotando in ciò anche una certa mancanza di fantasia. Tornando a casa non ho fatto altro che andare sul profilo fb della cittadina e condividere notizie di comuni che preferiscono adottare una toponomastica meno risorgimentale e più vicina alla propria identità, coltivandola, rivalutandola e difendendola soprattutto.
Due parole ovviamente le ho scritte anche al sito istituzionale del municipio. Ho inviato loro il link del comitato nolombroso e ho cercato di risvegliare una sorta di ricerca identitaria che a noi del sud e centro sud per lunga pezza è colpevolmente mancata.
Per tutta risposta alle mie ripetute indicazioni questi mi hanno privato con un clic della possibilità di condividere contenuti sul loro profilo e comunque, le mie condivisioni, i miei spunti  non hanno avuto mai né un commento, né un mi piace, segno dell’interesse che l’argomento suscita.
Preferiscono invece pubblicare sane notizie e pochi turbamenti sulle serate agostine, sul concerto dei nomadi e su fantasmagorici premi letterari.
Mi sono dirottata su San Salvo marina, finchè mi tengono….gattozu0

dove non c’è orgoglio, non c’è vergogna

La lavatrice non lava come dovrebbe. Il ferro non riscalda abbastanza. L’idraulico ha cercato di fregarmi, il rubinetto non costava la cifra che m’aveva detto, quindi l’ho comprato direttamente al negozio e me lo sono cambiato da me. Il meccanico invece, decisamente m’ha fregato, non so come, non so dove, non m’intendo di turbine e valvole di turbine e alternatori, ma so che m’ha fregato, glielo leggo in faccia: eppoi la macchina non parte.gattocammina

I rapporti sono diventati difficili, la gente è diffidente: mente, millanta, inganna. La gente è nervosa, le strade sono intasate da scintille pronte ad innescare incendi. Questa è la cosa peggiore, non che hanno rubato a man bassa, non che sono ladri e scoglionati, ma che hanno dato il cattivo esempio, hanno insegnato che si può mentire, ingannare, millantare, e non succede nulla.gattozu0

Certo, qualcuno potrebbe venire a suonare al tuo citofono di primissima mattina, ma solo se la fai proprio grossa e lassù ai piani alti, lassù dove c’è la gente che conta ogni tanto la fanno grossa: è lì che vanno a suonare all’alba.

gatto animato

Se ti sai contenere, se rubbacchi qua e là, chiedi cento al posto di cinquanta, dici che sai fare ma non sai dove mettere le mani, inventi, quando non arrivi, dimentichi di mettere una notazione su un’ordinanza, non leggi un verbale, che fai di male in fondo, quando c’è gente che ne fa di peggio?

gattocammina

Si dicono bugie anche nei tribunali, che dovrebbero essere il santuario della verità. Così per non sbagliare e per magnanimità l’ordinamento giudiziario si è inventato la madre delle palle: ci sono due verità, quella processuale e quella storica, e non sempre coincidono. Lo spread impazza dappertutto.

La cosa peggiore quindi non è rubare, la cosa peggiore è deturpare un Paese e i suoi abitanti  con l’incompetenza, la faciloneria, la superficialità, l’ambiguità, le strade facili e in discesa. Tanto cinismo, niente ideali. L’onestà è roba da fessi e i fessi restino a casa.  Insegnare “tanto è così che va” e fotterti l’anima.gatto animato

Giorno dopo giorno un pensiero mi rode in testa: non voglio vivere in un Paese fatto così, non voglio vivere in una società che funziona così. E mi chiedo, è questo il genere di pensiero che ti porta al suicidio? gattocammina

l’orgoglio e la vergogna

Passo più tempo a leggere che a scrivere, segno dei tempi che sono cambiati, come le esigenze e i sentimenti. Le emozioni.Immagine

Leggo sempre più spesso di una domanda: ma che Paese è questo in cui viviamo? inquietante, come domanda, un cittadino dovrebbe averlo il termometro del Paese in cui vive. Eh, no.

In Campania qualcuno ha avvelenato i terreni agricoli, qualcun altro lo sapeva ma ha tirato a campare.

La Cancellieri fa un piccolo favore ad un’amica di famiglia, perché no? Quando si può e non costa nulla…

C’è un settore della pubblica amministrazione che una volta tanto fa il suo lavoro, la guardia di finanza, indaga, accerta e verbalizza milioni di euro evasi, ma la multa viene cancellata così come il comandante dei vigili potrebbe a te, sì proprio a te, cancellare una multa per divieto di sosta.

Un tempo nelle scuole si studiava l’educazione civica, poi si è avuto almeno il pudore di cancellarla perché si è capito che “educare” ad essere cittadini è pericoloso e mal si concilia col cattivo esempio che da chi governa.

Certe azioni di comanda, sì proprio così “comanda”, non “governa”, forse sono antieconomiche ma certamente sono diseducative e privano i sudditi non solo dei mezzi materiali ma anche della speranza.

Se ne esce? A mio avviso no. Per il motivo molto semplice cImmaginehe questo disastro viene da molto lontano, ma posso rifarmi anche a tempi più recenti. Molti solo oggi lamentano il fatto che l’Italia abbia ceduto parte della sua sovranità all’Europa, ma chi dice questo è miope, non conosce la storia o semplicemente gli piace l’arte dell’inganno. L’Italia ha ceduto parte della propria sovranità semplicemente quando ha perso la guerra, l’ultima guerra. Si potrebbe indagare sul come e perché l’abbia persa e si potrebbe alla fine scoprire di dovere avere più considerazione per la Repubblica di Salò che per quella italiana…ma questo è un altro discorso. Dicevo che, come fu, l’ Italia ha perso la guerra e di questo non ci si deve dimenticare…(altro che alleati U.S.A.) questo piccolo particolare ha fatto sì che si diventasse un protettorato a stelleestrisce con inevitabili conseguenze anche sull’umore, indubbiamente ubriacato ( tecnica collaudata ed abilmente portata a segno con tanto di tecniche diversive) dal folckore del biglietto verde.

E l’orgoglio italiano? Quel poco che c’era, trasformato presto in riconoscenza e servilismo. Inutile farla lunga: o’uaglione è nire nire comme acchè: l’Italia si trasforma in una sala da ballo dove per un paio di calze di nailon l’americano può infilarti le mani nelle mutande, e tu glielo fai fare, per riconoscenza, perché ti ha liberato.

Ti ha liberato in fondo anche dal compito scomodo di prendere decisioni, di dire no, di ribellarti, di avere una tua linea di pensiero: le linee di tendenza? Non devi fare altro che scopiazzare da chi le ha già pensate prima di te. E’ così comoda in fondo questa occupazione, e fruttuosa e sicura.

Se qualche aspirazione avevamo, l’abbiamo persa e con l’orgoglio abbiamo perso anche il senso della vergogna.

Non sarà una formula economica a salvarci dalla catastrofe, questa volta non credo. Ma da dove si ricomincia a pensare con la propria testa alle proprie necessità, a quello che si vuole diventare? Da dove ci si inventa un orgoglio nazionale, un orgoglio ” privato”, un’identità, un qualcosa che ti faccia vergognare di rubare, di ricoprire cariche senza capacità e senza riuscita, di comandare anzichè governare?Immagine

non è sempre oro quello che luce

Che cosa facciamo quando entriamo in un ipermercato?

Quali prodotti scegliamo?

Quali sono le marche che riteniamo affidabili? E secondo quali paradigmi attribuiamo loro le nostre credenziali? Quando compriamo un tappeto o un pallone per i nostri bambini ci interessa e ci chiediamo se la fabbrica in cui sono stati prodotti questi articoli era dotata di norme di sicurezza?

Lo facciamo raramente. Quello che ci interessa è se il prodotto ci piace e se il prezzo è conveniente.

Ma c’è di più. Che il prezzo di un prodotto sia alto, non garantisce automaticamente che chi ha lavorato quel prodotto lo abbia fatto in regime di rispetto di norme e di tutela del lavoratore. Che ne so dei margini di guadagno del padrone. Che sia un singolo o un consiglio di amministrazione.

La costruzione delle piramidi, i grandi castelli mediovali, le grandi costruzioni in epoca imperiale o in epoca papalina erano frutto del lavoro nero, erano sfruttamento di uomini ridotti in stato di schiavitù. Ma siamo sicuri che quelle catene siano state recise?

Che cos’è davvero il consumismo?

E…riusciremo a liberarcene, per essere davvero più liberi?

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241

avevamo bruciato i manichini

O quantomeno così credevamo.

Ho visto un bel cappotto di cammello da 2500 euro. In fondo potrei anche comprarlo. Un bel cappotto di cammello potrei permettermelo. Potrei rateizzare la spesa. La boutique non avrebbe problemi a spalmarmi la spesa su dodici mesi, so che molte, anche grandi boutiques lo fanno. Girano così. Il problema è che sotto il cappotto di cammello da 2500 euro dovrei metterci degli stivali da 700 euro e, sopra, una borsa da almeno 1000 euro.  Non potrei non considerare l’idea di un paio di scarpe alternative agli stivali, diciamo 350 euro. Sistemato il grosso dovrei senz’altro  darmi una regolata con i pantaloni, certo anche ad accontentarmi del solito jens dovrei pensare ad un qualcosa alla pari: non meno di 200 euro. E ce ne vorrebbero almeno 3. E i maglioncini? Be’ lì c’è da sbizzarrirsi: 500 euro un conteofflorence. per essere completamente coerente dovrei cambiare macchina e anche casa.

A conti fatti non posso permettermi il cappotto di cammello. Il mio tenore di vita non è all’altezza. Opto quindi che il solito centro commerciale, galleria, turpiloquio di manichini tutti uguali che, per quanto mi sforzi di guardarli bene e con attenzione, mi sembrano vestiti tutti uguali. Il problema però non è questo, ma piuttosto che, guardando la faccia lucida e perfettamente muta  di uno di questi manichino noto che è tale e quale alla faccia di paola perego, e anche alla faccia di valeria marini, ma anche a quella di emanuela orlando, e via così in una galleria di facce senza espressione. Pensavamo di aver dato fuoco a tutti i manichini, invece quelli hanno attraversato solo la strada da una vetrina ad un altra. Vorrà dire che il cappotto lo acquisterà Mara Venier per le sue gite fuoriporta.

Nei secoli andati gli artisti godeva di alterna fama. Gli unici presso cui potevano permettersi di racimolare di che vivere erano i ricchi aristocratici, i nobili ed i regnanti. Se a corte erano ben visti, riuscivano a stento a sopravvivere ma più spesso erano condannati ad una vita girovaga e grama. Le cose sono migliorate, ma solo di poco nel ‘900 con l’allargamento progressivo di una base sociale più aperta alla cultura e un’accessibilità facilitata allo svago. Ma la reputazione in sè dell’artista e del teatrante restava equivoca: ancora negli anni ’70 si diceva: meglio un figlio comunista che artista. Di fatto fino all’avvento del cinema e, soprattutto della televisione, la vita dell’artista era una vita ai margini e dipendente dalla benevolenza degli altri. Una vita fortunosa.

Con l’avvento della televisione c’è un progressivo rilievo dell’immagine dell’artista, che diventa sempre meno artista e sempre più protagonista, un’innalzamento delle condizioni sociali, un consolidamento delle possibilità economiche. Certo a tutt’oggi c’è chi cade in disgrazia ma il trend di massima è che è avvenuta una sostituzione nell’immaginario collettivo. Mentre il popolo prima, oggi cittadino, guardava come vestiva l’aristocratico e cercava di imitarlo, o quantomeno lo invidiava e l’ammirava, oggi oggetto di questi sentimenti è il protagonista televisivo, il divo, che, persa la connotazione di divo( cinematografico )e  diventato grazie alla televisione “popolare”:  può essere toccato, imitato e addirittura sostituito e intercambiato. La televisione, con il suo basso profilo, permette la mobilità sociale promessa. La televisione è la vera e unica democrazia. Ma a  che prezzo?

http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89

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