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l’orgoglio e la vergogna

Passo più tempo a leggere che a scrivere, segno dei tempi che sono cambiati, come le esigenze e i sentimenti. Le emozioni.Immagine

Leggo sempre più spesso di una domanda: ma che Paese è questo in cui viviamo? inquietante, come domanda, un cittadino dovrebbe averlo il termometro del Paese in cui vive. Eh, no.

In Campania qualcuno ha avvelenato i terreni agricoli, qualcun altro lo sapeva ma ha tirato a campare.

La Cancellieri fa un piccolo favore ad un’amica di famiglia, perché no? Quando si può e non costa nulla…

C’è un settore della pubblica amministrazione che una volta tanto fa il suo lavoro, la guardia di finanza, indaga, accerta e verbalizza milioni di euro evasi, ma la multa viene cancellata così come il comandante dei vigili potrebbe a te, sì proprio a te, cancellare una multa per divieto di sosta.

Un tempo nelle scuole si studiava l’educazione civica, poi si è avuto almeno il pudore di cancellarla perché si è capito che “educare” ad essere cittadini è pericoloso e mal si concilia col cattivo esempio che da chi governa.

Certe azioni di comanda, sì proprio così “comanda”, non “governa”, forse sono antieconomiche ma certamente sono diseducative e privano i sudditi non solo dei mezzi materiali ma anche della speranza.

Se ne esce? A mio avviso no. Per il motivo molto semplice cImmaginehe questo disastro viene da molto lontano, ma posso rifarmi anche a tempi più recenti. Molti solo oggi lamentano il fatto che l’Italia abbia ceduto parte della sua sovranità all’Europa, ma chi dice questo è miope, non conosce la storia o semplicemente gli piace l’arte dell’inganno. L’Italia ha ceduto parte della propria sovranità semplicemente quando ha perso la guerra, l’ultima guerra. Si potrebbe indagare sul come e perché l’abbia persa e si potrebbe alla fine scoprire di dovere avere più considerazione per la Repubblica di Salò che per quella italiana…ma questo è un altro discorso. Dicevo che, come fu, l’ Italia ha perso la guerra e di questo non ci si deve dimenticare…(altro che alleati U.S.A.) questo piccolo particolare ha fatto sì che si diventasse un protettorato a stelleestrisce con inevitabili conseguenze anche sull’umore, indubbiamente ubriacato ( tecnica collaudata ed abilmente portata a segno con tanto di tecniche diversive) dal folckore del biglietto verde.

E l’orgoglio italiano? Quel poco che c’era, trasformato presto in riconoscenza e servilismo. Inutile farla lunga: o’uaglione è nire nire comme acchè: l’Italia si trasforma in una sala da ballo dove per un paio di calze di nailon l’americano può infilarti le mani nelle mutande, e tu glielo fai fare, per riconoscenza, perché ti ha liberato.

Ti ha liberato in fondo anche dal compito scomodo di prendere decisioni, di dire no, di ribellarti, di avere una tua linea di pensiero: le linee di tendenza? Non devi fare altro che scopiazzare da chi le ha già pensate prima di te. E’ così comoda in fondo questa occupazione, e fruttuosa e sicura.

Se qualche aspirazione avevamo, l’abbiamo persa e con l’orgoglio abbiamo perso anche il senso della vergogna.

Non sarà una formula economica a salvarci dalla catastrofe, questa volta non credo. Ma da dove si ricomincia a pensare con la propria testa alle proprie necessità, a quello che si vuole diventare? Da dove ci si inventa un orgoglio nazionale, un orgoglio ” privato”, un’identità, un qualcosa che ti faccia vergognare di rubare, di ricoprire cariche senza capacità e senza riuscita, di comandare anzichè governare?Immagine